Una riflessione della FIDAC

Roberto Perpignani

Roberto Perpignani

Un riflessione della Federazione Italiana delle Associazioni professionali del Cinema e dell’Audiovisivo
Sono in verità trent’anni che si parla, ripetendosi stancamente, di crisi del cinema e dell’audiovisivo e del relativo sistema produttivo senza procedere di un solo passo nella comprensione del fenomeno e, triste conseguenza, sentendoci incapaci di trovare alcuna forma di argine alla ineluttabilità della decadenza.
Quello ‘smottamento’ che si è rivelato inarrestabile ha soprattutto portato con sé nel degrado tutte le logiche di un glorioso sistema produttivo, fondato su un effettivo compromesso dialettico, anche tra le persone, su un’anima binaria ma complementare, autenticamente industriale ma responsabilmente culturale.
Man mano però, all’insegna di nuove strategie di sintesi tra i media, e perciò in considerazione di un ‘mercato mutato’, comportante radicali mutazioni e compromessi, la situazione si è andata modificando tanto negli effetti immediati quanto nelle ragioni di prospettiva. Una visione che avrebbe avuto il compito di essere strategica ha presto rivelato l’artificiosità dei suoi postulati facendo da apriporta ad una proditoria, sebbene ben mistificata, azione di disgregazione per imporre de facto logiche sostitutive, altre ‘funzionalità’. E di colpo si è avvertito come se fosse venuto fisicamente a mancare l’elemento primario, l’essenziale alla vita, la qualità stessa della vita. 

Il principio di qualità, che è alla base di ogni azione della persona, è quello che aveva strutturato e sostenuto tutto il nostro agire e insieme il nostro pensare, la nostra tendenza a considerare il produrre in termini di guadagno complessivo, civile, culturale, quindi non solo economico. Il concetto di qualità nell’ambito produttivo, nel nostro caso quello comunicativo, è il fattore che fa la differenza essendo il coefficiente che motiva l’orgoglio di tutte le professioni implicate.
Anno dopo anno, insieme alle conseguenze di un degrado che ha ridotto alla insostenibilità tutti gli aspetti toccati dalle precarietà economiche, lasciando sempre più spazio a speculazioni indifendibili, spingendosi fino al disconoscimento dei diritti essenziali, il mondo produttivo ha finito progressivamente per prendere una fisionomia dimessa, dove le sottovalutazioni tendevano alla riduttività, determinando una situazione di condizionamenti, di adattamento, di rinuncia alla vigilanza, di arrendevolezza, con un vero e proprio fenomeno di abdicazione di massa.
Per tutte queste ragioni si è avvertito come necessario assumere l’iniziativa consapevole e programmatica di un processo di ripristino e di riappropriazione di quelle condizioni irrinunciabili di cui ci si sentiva defraudati.
Di colpo si è intuito che non ci si sarebbe più dovuti aspettare che i problemi legati allo smottamento del nostro sistema produttivo potessero essere visti singolarmente, come riferiti ad ognuno di noi e alle nostre categorie, in chiave materialmente rivendicativa, da analizzare a distanza ravvicinata, ma serviva uno sguardo di insieme, soprattutto riconsiderativo e non più compromissorio.
Mentre le Associazioni professionali del Cinema e dell’Audiovisivo si riunivano in Federazione, mentre andavano ‘rifondando’ i propri Profili Professionali, mentre sentivano il bisogno irrinunciabile di innalzare a livelli di auspicabilità la concezione stessa del principio formativo, sia che si trattasse di quello riferito ai giovani che all’evoluzione costante dei saperi, ma soprattutto che non si poteva solo trattenere lo sguardo all’interno del proprio settore, con l’inevitabile percezione della relativizzazione e dell’isolamento . . . di colpo ci si rendeva conto che per tutti, come per ognuno, si era manifestata la stessa esigenza, che tutte le realtà si stavano muovendo, ognuna con ragioni speculari o complementari, tutte alla ricerca di un ‘progetto rifondato di sistema’.
Oggi il vero inizio è in questa condizione di nuova partenza, di sguardo rinnovato e di responsabilità realmente collettiva.

Un progetto da costruire

Un progetto di riconsiderazione delle linee produttive non può non passare da una sostanziale rifondazione coordinata di tutti gli aspetti della vita produttiva del settore, da quelli ideativi a quelli realizzativi, ma non meno a quelli di una fruizione sostenuta e incrementata secondo i principi della migliore espressione culturale. E alla base di qualsiasi valutazione primeggia come parametro guida il recupero del concetto distintivo di qualità. Degrado, sottovalutazione, mortificazioni vanno vinti con i fatti, con un’inversione esplicita di rotta. Anche il parlare di una necessaria riqualificazione dei saperi professionali comporta un progetto complessivo totalmente rinnovato, o meglio capace di ripristinare ovunque il concetto applicato di responsabilità qualitativa. 

La funzione della formazione in questo contesto può diventare il momento sintomatico in cui si precisano le premesse di quel progetto, certamente quando si parla di avvio alla professione ma non meno in tutte le diverse forme di incremento e aggiornamento dei saperi seguendone le volute caratteristiche delle riformulazioni oggi imprescindibili. La dicotomia tra le generazioni come tra saperi tecnologici e umanistici va risolta in una sintesi dalle aperte potenzialità. Ma la considerazione di una tale necessità rimanda per coerenza a tutti gli altri aspetti del sistema a loro volta caratterizzati dalla scelta qualitativa come comun denominatore. La qualità come la cultura, tacciate di scomodità e di improduttività, hanno subìto da parte di alcune logiche più che una marginalizzazione una vera e propria ostracizzazione. Quelle stesse logiche hanno tristemente fallito e si deve tornare a guardare senza imbarazzo a forme produttive prevalentemente focalizzate sulla missione culturale e creativa.

Per un concetto corretto di recupero qualitativo il momento formativo diviene un imprescindibile snodo qualificante da sottrarre all’approssimazione, e non ultimo alla speculazione, rilanciando una dinamica di necessario ripristino a partire da quelle generazioni che rischiano, se non aiutate, di diventare il momento di non ritorno di una genericità disattenta e riduttiva. Formazione come progetto trasversale tra le esperienze diverse o tra le generazioni perché renda tutti sinergici in un progetto condiviso nelle sue basi. Ed è proprio il poter ripartire dal denso concetto di responsabilità qualitativa che potrà rimettere in moto un processo creativo autentico e sensibile, capace di interpretare correttamente le migliori suggestioni del futuro.
Ai soggetti diversi si propone di dare vita a tavoli di elaborazione dove il confronto delle idee possa incanalarsi in una linea di progettualità condivisa, in un’aperta sinergia di variabili che trovino tutte la loro primaria motivazione in una forma che rimetta il principio di qualità al centro che gli compete.
Ognuno valuti nella pratica del confronto le proposte e le iniziative opportune, sapendo che ad ogni soggetto, da quelli più prettamente professionali a quelli creativi, a quelli della imprenditoria culturale, ma anche e ineludibilmente alle Istituzioni preposte, compete lasciare il segno della propria impegnata presenza.

Roberto Perpignani
Presidente FIDAC

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